Scopri il nuovo Museo Diocesano
Dopo il silenzio, la rinascita
Dopo anni di attesa e silenzio, Camerino ritrova uno dei suoi luoghi simbolo più amati: il Museo Diocesano “G. Boccanera”, che riapre nel rinnovato Palazzo Arcivescovile, restituendo alla città un cuore culturale e spirituale che torna a pulsare.
Il terremoto del 2016 aveva ferito profondamente questo luogo, ma oggi il museo torna a essere un segno concreto di memoria, fede e speranza.
“Ogni pietra, ogni sala restaurata non rappresenta soltanto un intervento edilizio, ma un gesto d’amore verso la città e la sua storia. Questo museo racconta il cammino di una comunità che, nonostante le ferite, ha scelto di rialzarsi e di non arrendersi.”
Arcivescovo Mons. Francesco Massara
Il Museo nasce negli anni Sessanta grazie a don Giacomo Boccanera, che ne fu il fondatore e primo responsabile, raccogliendo le opere provenienti dalle chiese del territorio. Dopo le riaperture successive ai terremoti del 1997 e del 2016, l’allestimento attuale rappresenta una nuova visione museale, curata con passione e competenza per offrire ai visitatori un percorso chiaro e narrativo.
“Il nuovo allestimento non è solo una restituzione, ma una vera e propria riscrittura del percorso di visita, un viaggio attraverso le diverse forme artistiche che raccontano la fede e la storia della nostra comunità.”
Barbara mastrocola, direttrice del museo
Oggi il museo si presenta come uno spazio vitale e inclusivo, dove arte, storia e spiritualità dialogano in un itinerario che parte dai dipinti su tavola e affreschi, attraversa le sculture e i dipinti su tela, fino a giungere alle oreficerie e suppellettili liturgiche, testimonianze preziose della devozione e dell’ingegno artistico del territorio.
Le nuove sale espositive
Il percorso si articola in quattro grandi sezioni, ciascuna dedicata a una diversa forma d’arte sacra: affreschi e tavole, sculture, dipinti su tela, oreficerie e suppellettili.
Un viaggio che unisce le origini medievali della devozione popolare alla raffinatezza barocca, offrendo uno sguardo nuovo sul patrimonio artistico e spirituale di Camerino, una città che, anche dopo le ferite del terremoto, continua a raccontare la propria storia attraverso la bellezza.
Affreschi e tavole
L’allestimento apre con i dipinti su tavola, gli affreschi e gli stendardi processionali, testimonianze della fede e della devozione popolare tra Duecento e Quattrocento.
Dalle prime icone bizantine alle tavole rinascimentali dei pittori camerinesi del Quattrocento, come Giovanni di Piermatteo Boccati, Giovanni Angelo d’Antonio e Girolamo di Giovanni, emerge la vitalità artistica di una città che dialogava con Firenze, Perugia e Padova.
Gli affreschi, spesso votivi, raccontano la religiosità quotidiana, mentre gli stendardi bifronti delle confraternite rivelano la partecipazione del popolo alla vita liturgica. In questo contesto trova posto anche la Madonna in gesso della cattedrale, divenuta simbolo del dolore e della rinascita dopo il sisma, davanti alla quale Papa Francesco si raccolse in preghiera nel 2019.
Sculture
La sezione successiva è dedicata alla scultura lignea e in pietra, espressione intensa e immediata della fede popolare.
Nelle montagne boscose dell’Appennino, il legno era materia viva e simbolica, capace di incarnare la spiritualità cristiana.
Spiccano le opere di Lucantonio Barberetti da Camerino, raffinato maestro del Rinascimento, autore di sculture intrise di umanità e delicatezza, e il suggestivo Crocifisso di Ussita, raro capolavoro del XIV secolo miracolosamente sopravvissuto al sisma del 2016.
Ogni statua, pensata per l’altare o la devozione privata, racconta una storia di fede vissuta, fatta di mani che pregano e occhi che sperano.
Dipinti su tela
Il percorso prosegue con i dipinti dal Cinquecento al Settecento, periodo in cui Camerino si apre all’arte nazionale ed europea.
Le opere di Camillo Bagazzotti, Luca Signorelli, Valentin de Boulogne e Giovan Battista Tiepolo testimoniano l’intreccio tra il gusto locale e le influenze artistiche di Roma e Venezia.
Tra i capolavori, spicca il Tiepolo di San Filippo, dipinto nel 1740 per la chiesa omonima: una tela di straordinaria intensità emotiva e luminosa grazia, salvata dal sisma e oggi emblema della rinascita artistica della città.
In queste sale il visitatore percepisce come la fede, nel corso dei secoli, abbia trovato nella pittura la forma più alta della propria espressione estetica e spirituale.
Oreficerie e Suppellettili
La visita si conclude davanti alla luce dell’argento e dell’oro, nelle sale dedicate alle oreficerie e ai paramenti sacri.
Croci astili, calici, reliquiari e paliotti testimoniano il raffinato lavoro delle botteghe marchigiane, umbre e romane tra il Trecento e il Settecento.
Ogni oggetto è un capolavoro di fede e artigianato, concepito per onorare l’altare e rendere visibile la bellezza del sacro.
Questa sezione è completata da tessuti liturgici e paliotti intagliati che restituiscono la varietà dei materiali, dei colori e dei simboli della liturgia.
Come scrigno di luce e memoria, chiude idealmente il percorso con un invito alla contemplazione.
1965-2025
Il 2025 segna i 60 anni dalla prima apertura del Museo.
Giorni dal terremoto
Sono passati 3.341 giorni dal terremoto del 24 agosto 2016,
Opere esposte
Sono più di 130 le opere esposte nelle quattro sezioni del Museo

